14 Dicembre 2017
Sotto il Resegone l’assedio dei cinghiali. Ieri notte l’ultima devastazione nei campi

«È sempre la stessa storia che si ripete ogni notte nei nostri campi». A raccogliere il grido d’allarme dell’imprenditore agricolo di Lecco, Giovanni Battista Spandri, è la Coldiretti interprovinciale. Il problema sono le devastazioni perpetuate dai cinghiali — prosegue l’associazione dei contadini lariani — che si protraggono da 4, 5 anni a questa parte nelle campagne nate sotto il monte Resegone. Ieri notte l’ultimo attacco di una lunga serie che sta mettendo a rischio le produzioni agricole del territorio, per via delle incontrollate scorrerie degli ungulati: «Noi produciamo latte vaccino, col quale fare formaggi tipici — racconta l’imprenditore 77enne, Spandri — il campo della grandezza di 3 ettari che hanno completamente distrutto era stato seminato poche settimane fa, per produrre il fieno col quale alimentiamo le nostre mucche».
Il dramma che vivono gli agricoltori di Lecco — prosegue Coldiretti — è dovuto all’insistenza dei cinghiali a protrarre le loro incursioni sui terreni lavorati: i contadini si trovano così a sistemare ciò che viene distrutto ciclicamente da questi animali selvatici. «Io, così come altri colleghi del territorio — racconta Spandri — ci troviamo nella condizione di rimettere in sesto i prati ogni 3, 4 giorni, non riuscendo così più a svolgere i compiti quotidiani nelle nostre aziende».
Quello dei cinghiali — ricorda Coldiretti — è un problema voluto e provocato dallo scorretto intervento dell’uomo, in quanto questi animali non sono autoctoni dei nostri territori e i danni colpiscono le imprese, i boschi, ma anche la società civile. Non mancano infatti casi di attacchi alle persone o incidenti stradali causati dagli ungulati. «Faccio l’allevatore da sempre — ricorda Spandri — ma non ho mai visto una situazione del genere. Ricordo i campi coltivati da mio padre e prima ancora da mio nonno, quando non dovevano “combattere” giornalmente contro questi animali, ed erano rigogliosi. Oggi non lo sono più e noi, sinceramente, ci sentiamo abbandonati dalle istituzioni».
Il contadino — prosegue Coldiretti —, grazie al suo lavoro, svolge un presidio fondamentale nella cura e nella custodia del territorio. Ed è per questo che la tutela di tale lavoro è da considerarsi strategica non solo dal punto di vista economico ma anche per l’intera comunità.
«La storia della provincia di Lecco — interviene il leader degli agricoltori lariani, Fortunato Trezzisi distingue da quella delle altre province lombarde per non aver mai praticamente avviato la caccia al cinghiale, ma i risultati sui danni, purtroppo non cambiano. Ed è per questo che Coldiretti auspica ulteriori e tempestivi provvedimenti, capaci di porre rimedio alle continue devastazioni che gli ungulati causano all’intero comparto agricolo e non solo».

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