La lana della ‘Brianzola’ oggi a L’Aquila per il primo ‘Pecora Day’ a vent’anni dalla clonazione di 'Dolly’
IL PATRIMONIO OVINO DI COMO E LECCO E’ CRESCIUTO DEL 110% IN 10 ANNI MA NELL’ULTIMO TRIENNIO LA CRISI HA COLPITO DURO E HA CAUSATO UNA FLESSIONE DEL 7%
COMO-LECCO – Un maglione nato nel cuore della Brianza lariana, come esempio di tipicità e ‘filiera corta’ applicata al settore tessile: è stato realizzato con la lana della Pecora Brianzola e oggi, mercoledì 18, è esposto a L’Aquila in occasione del primo ‘Pecora Day’.
“Un evento di portata nazionale, con un’intera giornata alle pecore che, dopo essere state a lungo dimenticate, stanno vivendo ora un grande momento di riscossa: negli ultimi anni, il patrimonio ovino di Como e Lecco è salito infatti del 110%” evidenziano Fortunato Trezzi e Raffaello Betti, presidente e direttore della Coldiretti interprovinciale.
“Come detto, la manifestazione di oggi è l’occasione per ribadire l’importanza di questo comparto per la zootecnia lariana: lo testimonia, appunto, la presenza della ‘Brianzola’, una pecora autoctona della Lombardia che il Ministero delle Politiche Agricole ha inserito recentemente tra le razze in via di estinzione. Un esempio di filiera corta? Sì, come dimostra l’esperienza di Giacomo Bianchi, giovane trentenne: nella sua piccola azienda agricola biologica “Monte di Brianza”, che ha sede a Galbiate, coltiva ortofrutta e alleva pecore brianzole. La lana delle sue pecore viene conferita all’omonima associazione di cui lui è socio, la quale realizza tessuti, sciarpe, maglioni, calzini e gomitoli di lana, appunto, di Pecora Brianzola”.
Nel suo laboratorio, Bianchi realizza anche marmellate e prodotti di gastronomia tra cui il brasato di Pecora Brianzola. La razza è oggi allevata in tutta la regione collinare della Brianza e presente in maggiore densità nelle zone di Oggiono, Merate e Erba.
Come racconta Pasquale Redaelli, presidente dell’Associazione della Pecora Brianzola, “si tratta di una razza tipica che genera produzioni rare. Nata alla fine degli anni Novanta, l’associazione conta oggi circa 50 allevatori, come da tradizione per la maggior parte di piccole dimensioni”.
Il numero complessivo dei capi è 1.300, “divisi tra Como, Lecco e Monza-Brianza. Si tratta – non dimentichiamolo - di un animale a bassissima diffusione… 1.300 capi non sono nemmeno la metà di un tipico gregge transumante delle valli bergamasche: ciononostante, nelle tre province la ‘Brianzola’ rappresenta l’8% dell’intero patrimonio ovino”.
Numeri che, però, uniti all’impegno e alla convinzione degli allevatori, hanno salvato la “Brianzola” dal rischio di estinzione stringente.
“La nostra azione è ora improntata alla salvaguardia: lo scopo è tenere vivo questo allevamento unico e irripetibile, legato al territorio della Brianza e alle sue genti”.
La principale caratteristica della Pecora Brianzola – racconta ancora Redaelli, “è la triplice attitudine: latte, carne e lana: quest’ultima la recuperiamo raccogliendola e impegnandoci per ricostituire una filiera. Negli anni abbiamo creato e accresciuto importanti rapporti anche con il distretto laniero di Biella, che utilizza, appunto, la nostra lana. Il lavaggio della stessa è però fatto in Lombardia, in val Seriana.
Altre lavorazioni come feltro, calze e cappelli sono invece affidate a piccoli artigiani lombardi. Come detto, si tratta di una produzione rara: i numeri sopra riportati si traducono, in fase di lavorazione, in 600 chili di lana all’anno. Puntiamo, però, sulla qualità: in particolare, la tipologia di tessuto si presta alla confezione di gilet, giacche e degli antichi ‘tabarri’, tuttora molto apprezzati”.
Il ‘Pecora Day è iniziato alle ore 9,00 con migliaia di agricoltori al Centro Universitario sportivo a L’Aquila, scelta per testimoniare che un nuovo inizio è possibile dopo il dramma del terremoto. La strada diversa scelta dall’Italia è salita in passerella con la straordinaria varietà delle razze storiche, gare di tosatura con giovani pastori, preparazione dal vivo dei diversi tipi di pecorino che si sfideranno a tavola ma anche intere greggi all’opera come tosaerba naturali nei giardini o impegnate a scopo educativo sono alcune delle iniziative che stanno animando la mattina dando, ai consumatori e agli addetti del settore, la possibilità di conoscere i nuovi business della pecora, dalla bioedilizia alla lotta ai disastri ambientali fino alla moda e all’impiego innovativo del latte di pecora per cosmetici e agrigelati ma anche la presentazione dei primi pecorini contro il colesterolo.
Nelle province di Como e Lecco, negli ultimi 10 anni, si è registrato un incremento di capi ovini pari al 110%, passando dalle 6.873 pecore censite nel 2006 alle 14.436 del 2016; è necessario constatare, però, che la crisi del settore zootecnico non ha colpito solo il comparto bovino ma anche quello ovino in esito alla quale si rileva una diminuzione di capi pari a 1000 (-7%) unità negli ultimi 3 anni.
CARATTERISTICHE MORFOLOGICHE DELLA PECORA BRIANZOLA
- Taglia medio/grande con peso nei maschi fino a 90/100 kg e nelle femmine fino a 65/80 kg
- Testa acorne nei due sessi con profilo moderatamente montonino
- Orecchie pendenti, sottili che lasciano intravedere le venature, lunghe fino alla connessione delle labbra, portate leggermente aperte
- Vello bianco semiaperto con assenza assoluta di macchie anche alle mucose
- Lana di media finezza assente totalmente sulla testa fin dietro le orecchie, sulla pancia, sulla gola e sottogola, e sugli arti. Nelle parti prive di lana il corpo è coperto da un pelo corto e lucido.
(fonte: Associazione della Pecora Brianzola)
|
NUMERO DEI CAPI OVINI NELLE PROVINCE LARIANENELL’ULTIMO DECENNIO |
2006 2007 2008 2009 2010 2011 2012 2013 2014 2015 2016 |
COMO 6430 8571 9489 9430 9332 9050 9617 9012 8679 8551 8785 |
LECCO 443 1090 2045 2734 4781 6592 6231 6910 6743 6497 5651 |
TOTALE 6873 9661 11534 12164 14113 15642 15848 15922 15422 15048 14436 |
||||||||||||||||||||||||
(fonte: Elaborazione Coldiretti Como Lecco su dati Anagrafe Zootecnica)