28 Maggio 2026
Etichettatura: Coldiretti Como Lecco, “dal milione di firme una spinta forte all’Ue su origine obbligatoria e revisione del codice doganale”

COMO-LECCO – La richiesta di agricoltori e cittadini di avere più trasparenza con l’origine obbligatoria in etichetta e una revisione delle attuali regole doganali europee trova oggi un primo importante riscontro politico nel sostegno di dodici Paesi Ue alla richiesta di rafforzare ed estendere l’etichettatura obbligatoria d’origine. Un segnale forte che conferma la validità di una battaglia storica portata avanti da Coldiretti per difendere il diritto dei cittadini a conoscere ciò che portano in tavola, tutelare la salute pubblica e garantire reddito e dignità al lavoro degli agricoltori.
È quanto rilanciano il presidente e il direttore di Coldiretti Como Lecco, Fortunato Trezzi e Luciano Salvadori, ricordando come Coldiretti abbia raccolto oltre un milione di firme, consegnate direttamente al Commissario europeo alla Salute Olivér Várhelyi durante il recente incontro a Roma nella sede di Palazzo Rospigliosi, per chiedere l’obbligo dell’indicazione di origine su tutti gli alimenti commercializzati nell’Unione Europea.

«Il tema dell’origine in etichetta è centrale anche per le imprese agricole delle province di Como e Lecco, dove qualità, territorialità e rapporto con il consumatore rappresentano elementi distintivi del nostro sistema agroalimentare» sottolineano Trezzi e Salvadori. «Garantire trasparenza significa tutelare sia il lavoro delle aziende agricole sia il diritto dei cittadini a effettuare scelte consapevoli».

La richiesta punta infatti a ristabilire trasparenza lungo la filiera agroalimentare e a superare ambiguità che oggi penalizzano imprese agricole e consumatori. La posizione espressa in occasione del Consiglio Ue Agricoltura e Pesca da dodici Paesi, a partire da Italia, Francia e Austria, va nella direzione indicata da Coldiretti: regole più eque, maggiore trasparenza e un mercato che non scarichi sugli agricoltori europei il peso di una concorrenza sleale da parte di prodotti ottenuti all’estero senza gli stessi standard ambientali, sanitari e sociali imposti alle imprese agricole dell’Unione.

In questa battaglia rientra anche la richiesta di intervenire sul codice doganale europeo e sul principio dell’ultima trasformazione sostanziale, che oggi consente a prodotti esteri di acquisire formalmente una nazionalità diversa dopo lavorazioni minime. Un meccanismo che rischia di alterare la trasparenza del mercato e di ingannare cittadini e imprese.
«Serve una revisione delle regole attuali per evitare che produzioni straniere possano essere percepite come italiane dopo trasformazioni minime effettuate nel nostro Paese» ribadiscono i vertici di Coldiretti Como Lecco. «La chiarezza dell’etichettatura è uno strumento fondamentale per valorizzare le produzioni locali e contrastare pratiche che penalizzano le aziende agricole del territorio».

Proprio per ribadire questi principi Coldiretti era tornata poche settimane fa al Brennero con una grande mobilitazione nazionale insieme a 10mila soci agricoltori per denunciare le distorsioni del codice doganale europeo e della norma dell’ultima trasformazione sostanziale, che consente a prodotti stranieri di diventare formalmente Made in Italy dopo lavorazioni minime effettuate nel nostro Paese.
Una battaglia che riguarda la salute dei cittadini, la trasparenza del mercato e il reddito delle imprese agricole. Garantire etichette chiare significa consentire scelte consapevoli, contrastare gli inganni alimentari e difendere il vero Made in Italy dai fenomeni di concorrenza sleale e di italian sounding che ancora oggi sottraggono oltre 120 miliardi di euro alla filiera agroalimentare nazionale.

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