3 Giugno 2013
COLDIRETTI COMO-LECCO TRACCIA L’ANALISI DEI DANNI DOPO IL MALTEMPO DI PRIMAVERA:

COLDIRETTI COMO-LECCO TRACCIA L’ANALISI DEI DANNI DOPO IL MALTEMPO DI PRIMAVERA:
BILANCIO PESANTE PER MAIS E ORTICOLE

Situazione grave anche per frumento e patate, invenduti i fiori di primavera; si è perso anche il 30-40% del foraggio e le mandrie ritardano la salita sugli alpeggi
“Una situazione disastrosa”. Così il presidente e il direttore di Coldiretti Como-Lecco Fortunato Trezzi e Francesco Renzoni sintetizzano il bilancio che traccia il quadro dei danni provocati all’agricoltura lariana dalla lunga ondata di maltempo primaverile. Il riassunto? Produzione di mais decimata, cereali minacciati dalle malattie fungine, alberi da frutto con sofferenze vegetative e scarsità di impollinazione. E, come se non bastasse, ortaggi invendibili perché marciti in campo e florovivaisti alle prese con costi di produzione alle stelle e costretti a mantenere accese anche fuori stagione le caldaie per riscaldare le serre.
Un bollettino di guerra, che pone molti interrogativi sul prosieguo della stagione agraria.

“Nelle province di Como e Lecco – continuano - il maltempo ha lasciato dietro di sé una lunga lista di danni, che ha convinto Coldiretti ad attivarsi chiedere alla Regione il riconoscimento dello stato di calamità naturale per la Lombardia. Gli agricoltori fanno i conti con la distruzione delle semine appena fatte sperando che il bel tempo ora tenga davvero, dopo settimane di pioggia battente.
E non è solo il problema dell’eccesso di acqua e delle colture già marcite o non cresciute in campo a preoccupare le imprese: infatti, il pericolo viene anche dal potenziale sviluppo dei funghi e dei parassiti che con questo clima umido trovano il loro habitat ideale. Ci vorranno diversi giorni di bel tempo per far asciugare i terreni e in ogni caso non basterà per mettere in sicurezza gli alberi da frutta, nella fascia montana come in pianura”.

Ecco la “mappa dei danni” risultati dall’analisi delle segnalazioni di tutto il territorio delle due province lariane, con una situazione di criticità più marcata nelle zone di pianura, soprattutto per le orticole in pieno campo, il mais e il miele.

mais: in molti campi non è stato possibile entrare per le operazioni di semina ed aratura; per quantificare le perdite occorrerà attendere il prosieguo della stagione, ma potrebbero raggiungere il 40-50%; inoltre, se il maltempo dovesse ancora riaffacciarsi, potrebbe rendersi necessario cambiare la semente.

foraggi:  nella stragrande maggioranza dei prati di pianura non è ancora stato possibile entrare per il primo taglio (che è quello principale) per cui si potrebbe stimare perdita di prodotto anche del 30%-40%. Inoltre, quando si riuscirà a sfalciare, molto probabilmente si avrà un prodotto con un contenuto di fibra significativamente più elevato in relazione alla stagione avanzata.
Nemmeno in collina si è ancora riusciti a fare il primo taglio, il foraggio è ancora poco e non sviluppato come dovrebbe.
La mancanza di erba comporta anche un ritardo di 7-10 giorni nel caricare le mandrie in alpeggio: ciò determina un conseguente ulteriore consumo di foraggio con aggravio di costi di produzione per le imprese.

miele: è in gran parte compromesso il raccolto del miele d’acacia, tipico della zona: il raccolto è stato rovinato in quanto le api hanno bottinato poco a causa del maltempo: la riduzione della produzione è stimabile intorno al 40%.

piccoli frutti: si notano marcati ritardi nel ciclo vegetativo di numerosi piccoli frutti in tutto il comprensorio lariano.

orticoltura: in coltura protetta (tunnel) non si sono riscontrati danni effettivi, ma le basse temperature stanno rallentamento il ciclo vegetativo, determinando raccolti con marcati cali quantitativi. Diversa la situazione in campo aperto, dove in molti casi non si è nemmeno riusciti ad entrare in campo per le lavorazioni preparatorie. I trapianti delle piantine sono andati a cattivo fine, con una mancata produzione per oltre il 90%: le piantine sono state acquistate con enormi spese ma non si è riusciti nemmeno a trapiantarle (e men che meno si riuscirà a fare il raccolto). I produttori che non hanno serre/colture protette non stanno riuscendo a rispettare i contratti di fornitura con rischio di perdere i contratti stessi.
Anche la coltivazione di patate nella zona sud occidentale della provincia di Como sta registrando ritardi nell'accrescimento e perdita per marciume delle zone caratterizzate da ristagno idrico.

floricoltura: le produzioni primaverili sono rimaste quasi totalmente invendute: ciò ha comportato un aggravio costi di produzione per la necessità di riscaldare serre per tutto il mese di maggio.

 
Ai danni del maltempo si sono aggiunti quelli di cinghiali e selvatici: gli imprenditori agricoli si sono ritrovati con i campi appena seminati e subito devastati dagli animali.
“’Il problema interessa le due province di Como e Lecco, dalla pianura sino all’intero arco alpino, dai laghi fino ai confini con il Varesotto, la provincia di Sondrio e la Svizzera” confermano il vicedirettore e il responsabile economico della Coldiretti interprovinciale, Rodolfo Mazzucotelli ed Emanuele Bezzi.
E il problema è ancora più grave per le aziende a duplice indirizzo cerealicolo e zootecnico che utilizzano il mais per l’alimentazione dei propri animali: alla perdita del raccolto si aggiunge infatti la necessità di acquistare esternamente (e con l’aggravio dei maggiori costi) il mais o i mangimi per rifornire le stalle.
Sempre in tema di fauna selvatica, al problema dei cinghiali si aggiunge quello di conigli selvatici e minilepri, soprattutto nella zona della bassa Brianza.

A completare il quadro critico, c’è il timore dei produttori di mais per il ritorno della Diabrotica, il cosiddetto “insetto-killer del granturco”, la cui presenza torna ad essere segnalata sul territorio.
“Ne sono stati scoperti esemplari in una delle zone monitorate del nostro comprensorio, ovvero Vertemate con Minoprio” sottolinea il direttore di Coldiretti, Francesco Renzoni. “Ma in realtà, si tratta di una presenza diffusa in ampie aree della Lombardia, come confermano gli analoghi rilievi effettuati a Busto Arsizio (Varese), da Castello d’Agogna (Pavia) a Casalbuttano (Cremona), da Cavenago d’Adda (Lodi) a Sant’Angelo Lodigiano (Lodi), da Gonzaga (Mantova) a Chiari (Brescia)”.
Il timore, più che fondato, è che la diffusione della Diabrotica possa moltiplicarsi in provincia nelle prossime settimane.
La pioggia delle scorse settimane ha rallentato lo sviluppo delle larve – conclude Coldiretti Como-Lecco – ma ha differito nel tempo anche le semine, che stanno iniziando in ritardo: gli effetti? le piantine del mais con le radici ancora giovani rischiano di trovarsi in balia di una popolazione di killer affamata e vitale. La presenza della Diabrotica nel comasco è accertata dal 2002 (è stata tra le prime aree colpite insieme alla confinante provincia di Varese): Da allora l’invasione è proseguita a macchia d’olio a una velocità dai 40 e gli 80 chilometri all’anno, fino a toccare la maggior parte della fascia centrale e meridionale della Lombardia.

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