CARNE ROSSA ALLA BERLINA? LE IMPRESE DI COLDIRETTI NON CI STANNO: È A RISCHIO L’IDENTITÀ RURALE LARIANA
LA VOCE DIRETTA DEGLI ALLEVATORI: “RISCHIO DI CONTRACCOLPI PIU’ CHE CONCRETO PER UN SETTORE D’ECCELLENZA CHE GIA’ VIVE UN PERIODO DIFFICILE”
COMO-LECCO – Carne rossa alla berlina? Gli allevatori di Coldiretti Como-Lecco (e le migliaia di occupati che lavorano nel settore) non ci stanno e difendono a gran voce un settore che, oggi, conta nelle due province ben 1.265 produttori di bovini e 1.249 allevamenti suini da carne: un patrimonio di identità rurale prima ancora che economico. Intanto oggi a Expo si è celebrata la Giornata della Carne, dove era presente una delegazione di allevatori del territorio e in occasione della quale la Coldiretti ha allestito la più grande esposizione dei salumi tipici regionali a denominazione di origine, dopo lo diffusione delle studio dell’Oms sul consumo della carne rossa.
“Siamo sconcertati da un allarmismo eccessivo, che non fa bene a nessuno, ma siamo certi che i consumatori manterranno la fiducia, specie verso chi mantiene con loro un rapporto diretto” commenta Andrea Leva, giovane allevatore e produttore di salumi a Uboldo. “Io ci metto la faccia e chi viene ad acquistare da me lo sa. Il pericolo di un calo fisiologico delle vendite c’è, non lo si può negare. Ma sono altrettanto certo che i miei clienti non faranno mancare la loro fiducia. Un cambio di rotta nei consumi? Personalmente, sono certo che una parte dei miei clienti mai cambierebbe opinione, mentre un’altra grossa ‘fetta’ è già attenta a seguire una dieta bilanciata, e anche per questo si affida con fiducia a chi fa vendita diretta dei propri prodotti. Staremo a vedere: certamente, lo scenario che ora si apre per il futuro della zootecnia da carne è estremamente delicato e imprevedibile”.
A Como e Lecco, la tradizione di produrre carni e salumi di qualità perdura da secoli: oggi il patrimonio zootecnico delle due province lariane conta 12.268 capi bovini da carne (suddivisi tra i 7.543 del comasco e i 4.725 del lecchese: i dati escludono i capi vocati esclusivamente alla produzione di latte), mentre i suini sono 5.174 (1.851 in provincia di Como e 3.323 in quella di Lecco).
Alessandro Mapelli è allevatore a Merate: “Il rischio di contraccolpi sulla filiera è più che concreto, purtroppo quasi una certezza: il timore, per noi allevatori, è di tornare a tempi difficili, com’è successo per il periodo di ‘mucca pazza’. Gli allarmismi costano cari purtroppo e ancora una volta ad essere penalizzato è un settore che, di per sé, vive una situazione non facile, fra costi di produzione alle stelle e congiuntura economica evidente: già la crisi economica ha condizionato i consumi in negativo, la gente entra sempre meno in macelleria già alla terza settimana del mese e, spesso, orienta il proprio consumo a tagli di minor costo.
Purtroppo le esagerazioni non fanno bene a nessuno: ciò che serve è buon senso, ed evitare gli effetti negativi di un allarmismo ingiustificato in un Paese come l’Italia dove il consumo bilanciato basato sui principi della dieta mediterranea ha garantito una longevità da primato”.
“Le carni made in Italy – commentano il presidente e il direttore di Coldiretti Como Lecco, Fortunato Trezzi e Francesco Renzoni - sono più sane, perché magre, non trattate con ormoni e ottenute nel rispetto di rigidi disciplinari di produzione che assicurano il benessere e la qualità dell’alimentazione degli animali”.
Ma c’è di più: a dover rassicurare i consumatori italiani è tra l’altro - rivela la Coldiretti - una frase riportata nello stesso studio dell’Oms dove si afferma chiaramente che “E' necessario capire quali sono i reali margini di rischio ed entro che dosi e limiti vale la pena di preoccuparsi davvero”.
Basti pensare agli Usa, dove il consumo di prodotti a base di carne è superiore del 60 per cento rispetto all’Italia e dove l’utilizzo di ormoni e di altre sostanze atte a favorire la crescita degli animali è considerato del tutto lecito.
Il consumo di carne degli italiani con 78 chili a testa è ben al di sotto di quelli di Paesi come gli Stati Uniti con 125 chili a persona o degli australiani con 120 chili, ma anche dei cugini francesi con 87 chili a testa.
“Non si tiene peraltro conto - concludono Trezzi e Renzoni - che i cibi sotto accusa come hot dog e bacon che nei paesi anglosassoni mangiano quotidianamente a colazione non fanno parte della tradizione di consumo delle province di Como e Lecco, e nemmeno di quella italiana. Se dal punto di vista qualitativo la carne italiana è meno grassa, la trasformazione in salumi avviene naturalmente solo con il sale”.
Proprio quest’anno, peraltro, la carne ed è diventata la seconda voce del budget alimentare delle famiglie italiane dopo l’ortofrutta con una rivoluzione epocale per le tavole nazionali che non era mai avvenuta in questo secolo.
La spesa degli italiani per gli acquisti è scesa a 97 euro al mese per la carne che, con una incidenza del 22 per cento sul totale, perde per la prima volta il primato, secondo l’analisi della Coldiretti.
LA ZOOTECNIA DA CARNE NELLE PROVINCE DI COMO E LECCO
Provincia di Como Provincia di Lecco Totale
ALLEVATORI BOVINI DA CARNE * 755 510 1265
ALLEVATORI SUINI 736 513 1249
CAPI BOVINI DA CARNE 7543 4725 12268
CAPI SUINI 1851 3323 5174
* Compresi allevatori ad orientamento misto; esclusi allevatori ad orientamento da latte
Fonte: Elaborazione Coldiretti Como Lecco su dati Anagrafe Zootecnica Nazionale