COMO-LECCO – Con il completamento della discesa delle mandrie dagli alpeggi si chiude la stagione 2026 dell’agricoltura d’alta quota nelle province di Como e Lecco. Un’annata segnata dal caldo eccezionale, dalla scarsità d’acqua durante i mesi estivi e dalle difficoltà nella disponibilità di foraggi, ma che conferma il valore degli allevamenti di montagna, delle produzioni casearie e del lavoro quotidiano degli agricoltori nella conservazione del territorio. È il bilancio di Coldiretti Como Lecco, che richiama l’attenzione sul ruolo economico, ambientale e sociale delle aziende agricole delle vallate lariane.
Due numeri aiutano a comprendere le sfide dell’agricoltura montana. Secondo Arpa Lombardia, l’estate 2026 è stata la più calda a livello regionale dall’inizio delle rilevazioni nel 1951, con una temperatura media superiore di 3,1 gradi rispetto al periodo climatico 1991-2020. Parallelamente, secondo le elaborazioni Coldiretti sui censimenti Istat, negli ultimi cinquant’anni in Italia sono scomparsi 2,4 milioni di ettari di prati e pascoli permanenti, una superficie equivalente a quella dell’intera Lombardia. Dati che, pur riferiti a scale territoriali differenti, evidenziano l’importanza della gestione delle risorse naturali e della continuità delle attività agricole nelle aree montane.
Dalla Valsassina alla Valvarrone, dall’Alto Lario alle montagne del Triangolo Lariano, gli alpeggi rappresentano una componente fondamentale dell’economia agricola. La monticazione estiva degli animali consente di utilizzare le risorse foraggere dei pascoli in quota, mentre la produzione lattiero-casearia contribuisce alla valorizzazione di un patrimonio di competenze e tradizioni che si tramanda da generazioni.
«La conclusione della stagione degli alpeggi è sempre un momento importante per fare il punto sul lavoro delle nostre aziende agricole e sul valore che esse rappresentano per il territorio» sottolinea Fortunato Trezzi, presidente di Coldiretti Como Lecco. «Dietro ogni forma di formaggio d’alpeggio, dietro ogni pascolo mantenuto e ogni allevamento che continua la propria attività c’è il lavoro di famiglie e imprese che custodiscono un patrimonio straordinario. La montagna non è soltanto un paesaggio da ammirare: è un territorio che deve continuare a vivere e produrre. Gli agricoltori ne sono protagonisti, perché attraverso il loro lavoro contribuiscono alla conservazione degli spazi aperti, alla biodiversità e alla vitalità delle nostre vallate».
La stagione appena conclusa ha richiesto uno sforzo particolare alle imprese. Le temperature elevate e la siccità hanno ridotto in diverse aree la disponibilità di erba, rendendo in alcuni casi necessario integrare l’alimentazione degli animali con foraggio trasportato dal fondovalle. Le difficoltà hanno interessato anche i prati destinati alla produzione di fieno, con conseguenze sulle scorte necessarie ad affrontare i mesi invernali. Già nel corso dell’estate, Coldiretti Como Lecco aveva segnalato un secondo taglio del fieno quasi azzerato in diverse aziende e pascoli in sofferenza per la prolungata assenza di precipitazioni.
A queste condizioni si aggiungono le caratteristiche strutturali dell’agricoltura montana: pendenze elevate, appezzamenti frammentati, collegamenti talvolta difficoltosi e maggiori costi per il trasporto di materiali, attrezzature e prodotti. Fattori che rendono il lavoro degli allevatori particolarmente impegnativo e richiedono una gestione aziendale attenta, soprattutto nelle realtà di dimensioni più contenute.
Eppure il significato degli alpeggi supera ampiamente quello produttivo. Il pascolamento contribuisce a conservare prati e spazi aperti, contenere l’avanzata della vegetazione arbustiva e mantenere un mosaico ambientale caratteristico delle montagne lombarde. La presenza degli allevatori assicura inoltre una frequentazione e una cura costante di territori che, senza attività agricole, rischierebbero un progressivo abbandono.
«L’agricoltura di montagna ha caratteristiche specifiche che devono essere riconosciute e valorizzate, anche attraverso gli strumenti messi a disposizione dalle politiche regionali e comunitarie» evidenzia Luciano Salvadori, direttore di Coldiretti Como Lecco. «L’obiettivo è accompagnare le aziende nel percorso di innovazione e continuità produttiva, favorendo gli investimenti, il miglioramento delle infrastrutture rurali e il ricambio generazionale. In questo percorso è fondamentale il dialogo con Regione Lombardia e con le istituzioni del territorio, per rafforzare le opportunità di sviluppo delle imprese. Particolare attenzione va riservata ai giovani che scelgono di lavorare in montagna, perché la permanenza delle attività agricole è essenziale anche per la tenuta economica e sociale delle comunità locali».
Un ruolo determinante è svolto dalla valorizzazione delle produzioni lattiero-casearie d’alpeggio, che racchiudono le caratteristiche dei pascoli, la stagionalità dell’alimentazione animale e le competenze dei casari. Nelle montagne comasche e lecchesi, la trasformazione del latte rappresenta una delle espressioni più riconoscibili del legame tra agricoltura e territorio, contribuendo a distinguere le produzioni locali e a rafforzare l’identità gastronomica delle vallate.
La vendita diretta e la rete dei mercati di Campagna Amica offrono ulteriori opportunità per avvicinare queste produzioni ai consumatori, raccontarne l’origine e valorizzare il lavoro delle aziende. Accorciare la filiera significa anche favorire una maggiore riconoscibilità dei prodotti e creare condizioni più favorevoli alla remunerazione dell’attività agricola, soprattutto laddove i costi di produzione sono strutturalmente più elevati.
La conclusione della stagione d’alpeggio apre ora la fase invernale, con il rientro degli animali nelle stalle, la gestione delle scorte foraggere e la programmazione delle attività per il prossimo anno. Un passaggio importante per le imprese zootecniche, chiamate a confrontarsi con l’equilibrio tra sostenibilità economica, benessere animale e conservazione delle pratiche tradizionali.
Per Coldiretti Como Lecco, il bilancio della stagione 2026 ribadisce dunque il valore di un’agricoltura che, pur confrontandosi con condizioni climatiche e operative complesse, continua a rappresentare una risorsa insostituibile per le province lariane. Valorizzare gli alpeggi significa sostenere le imprese, conservare il patrimonio caseario, offrire prospettive alle nuove generazioni e mantenere viva una montagna nella quale produzione agricola, ambiente e comunità restano strettamente legati.