Alpeggi a rischio speculazione: i vertici della Coldiretti lariana si confrontano con il Prefetto di Como
“IN PROVINCIA UN’AGRICOLTURA CHE CRESCE MA CHE VA DIFESA, PRESERVANDO LA DESTINAZIONE RURALE DEL SUOLO E CONTRASTANDO LA FAUNA SELVATICA”
COMO-LECCO – No alle speculazioni sul mercato degli affitti nelle ‘terre alte’ delle province lariane. Un tema delicato e importante, che Coldiretti Como-Lecco ha portato all’attenzione del Prefetto di Como, S.E. dott. Bruno Corda. Proprio da pochi minuti si è concluso l’incontro tra il rappresentante del Governo e la delegazione di Coldiretti con il presidente Fortunato Trezzi e il direttore Raffaello Betti.
Crescono le imprese ma calano gli ‘spazi per fare e produrre agricoltura’ – ha evidenziato Coldiretti al Prefetto – oggi in provincia di Como pari a 3500 di Sau (Superficie agricola utilizzata) e in progressiva diminuzione (-6,2% nell’ultimo decennio contro una media lombarda del -5,1%): da qui la necessità di preservare e tutelare il suolo rurale come bene di sviluppo e crescita del sistema economico agricolo comasco e lariano.
Un’agricoltura che va difesa anche dall’annoso problema delle invasioni da parte della fauna selvatica, particolarmente diffuse sul territorio e che in Valle d’Intelvi, nel Ceresio e nel Lario Occidentale si ripetono con particolare recrudescenza.
Il tema su cui ci si è maggiormente concentrati, come detto, è però stato quello relativo agli alpeggi e alle problematiche ad essi legate, particolarmente per quanto riguarda gli affitti e le modalità di concessione decise dai Comuni (in taluni casi, escludendo perfino il diritto di prelazione da parte dell’imprenditore agricolo precedentemente assegnatario).
Un argomento di estrema attualità, tanto da essere stato richiamato – come ricorda Coldiretti Como-Lecco – anche da un recente Ordine del Giorno dell’onorevole lecchese Veronica Tentori, poi approvato nel corso dell’esame a Montecitorio del ‘collegato Agricoltura’.
Lo scenario è sotto gli occhi di tutti: in molte realtà montane, le proprietà di estese superfici a pascolo dei comuni – in molti casi si tratta di lotti di centinaia di ettari – sono diventate oggetto di attenzione da parte di imprese agricole con carico di bestiame per il quale non dispongono di una superficie sufficiente in conduzione: ciò ha determinato una totale alterazione del mercato degli affitti ed un vantaggio speculativo, ma anche un improprio utilizzo agronomico di tali superfici a detrimento dell’assetto del territorio e delle economie rurali locali.
“La protezione dei propri alpeggi – ma anche dell’agricoltura locale – deve essere tra i compiti prioritari di un’Amministrazione comunale, così come la tutela degli interessi presenti, ma soprattutto futuri. I nostri alpeggi costituiscono un patrimonio di biodiversità da mantenere e possibilmente implementare” hanno evidenziato Trezzi e Betti nell’incontro con il Prefetto.
Coldiretti ha evidenziato l’opportunità che le amministrazioni comunali, nei bandi, inserissero alcune norme che impongano al caricatore alcuni obblighi, come ad esempio:
· Inserire nel bando un numero di Uba (unità bovine adulte) nel giusto rapporto per unità di superficie (piano di pascolamento e carico teorico di animali)
· Organizzazione efficiente della mandria con un piano di gestione
· Tempo di permanenza sui pascoli e suddivisioni in lotti
· Privilegiare il carico di vacche da latte per la produzione di formaggi
“L’alpeggio è un sistema complesso, inserito all’interno di una filiera produttiva che non si esaurisce in quei settanta giorni in cui viene caricato, ma è un tassello di una programmazione aziendale che è la basa della nostra attività agricola e della produzione dei prodotti tipici locali” evidenziano il presidente e il direttore di Coldiretti Como Lecco.
“Le misure dell’attuale Psr, però, mettono le grandi aziende di pianura nelle condizioni di avere notevoli vantaggi economici; ne deriva che tali aziende, “attratte” dai nostri alpeggi, mettono sul piatto offerte che le aziende locali, inserite in un altro contesto zootecnico, non si possono permettere. E’ evidente e palese che le finalità sono prettamente speculative. Ammesso e non concesso che i Comuni siano tenuti a “monetizzare” il più possibile, per evitare danni erariali al proprio bilancio, è altrettanto vero che il valore dell’alpeggio non si misura sull’incasso derivante dall’affitto di pochi anni”.
Con questi presupposti – è l’amara conclusione della Coldiretti lariana – “è inutile parlare di turismo, di valorizzazione delle produzioni agroalimentari, di ambiente e della sua protezione, di tutela della montagna e del suo paesaggio, di prospettiva per le nuove generazioni e di rilancio economico, se poi cediamo alla tentazione di qualche euro in più. Il nostro timore è che tra cinque anni, a fine Pac, questi speculatori lasceranno le nostre e noi resteremo con i nostri alpeggi deserti e con le aziende agricole locali ormai chiuse”.
L’AGRICOLTURA IN PROVINCIA DI COMO:
ALCUNI DATI PRESENTATI OGGI DA COLDIRETTI IN PREFETTURA
- La superficie agricola in provincia di Como è molto frammentata a causa delle morfologia del territorio che in pianura ha carattere periurbano ma che è prevalentemente di tipo pedemontano e montano. Nonostante ciò, e nonostante una diminuzione del 6,2% nell’ultimo decennio (purtroppo superiore alla media lombarda del 5,1%), la superficie agricola utilizzata supera i 3500 ettari.
- Di contro, invece, il numero delle imprese della provincia è cresciuto e dal 2005 al 2015 ha registrato un +27,9% (in decrescita -23,5% il dato regionale).
- Il settore zootecnico rappresenta il primo comparto produttivo agricolo della provincia per numero di aziende che tra allevamenti, bovini, ovini, caprini, suini, avicoli ed equini supera le 5000 unità.
- Il secondo comparto produttivo agricolo è quello florovivaistico in cui, con una superficie coltivata di 480 ettari, lavorano quasi 400 imprese.
- Il terzo comparto produttivo agricolo è quello cerealicolo ed in ultimo le produzioni di nicchia derivanti dal settore olivicolo e vitivinicolo.