20 Settembre 2018
Agroalimentare, i produttori lariani penalizzati dal “bollino nero” che andrebbe a squalificare i capisaldi del made in Italy

COMO-LECCO – L’assurdo progetto di apporre “bollini allarmistici” per i consumatori su prodotti come formaggi, olio e salumi rischia di penalizzare duramente i produttori lariani, che dal Sudamerica all’Europa rischiano di essere ingiustamente diffamati da sistemi di etichettatura ingannevoli.
“Una situazione paradossale, che va  a sostenere modelli alimentari sbagliati e si ritorce contro le imprese agricole e il sistema produttivo di qualità del Made in Italy, di cui il Lario fa parte. Non dimentichiamo che molti tra i formaggi Dop più esportati – come Grana Padano, Gorgonzola e Taleggio – utilizzano il latte munto dai nostri allevatori lariani”. E’ quanto afferma Fortunato Trezzi, presidente di Coldiretti Como Lecco in riferimento alla risoluzione che dovrebbe essere adottata il 27 settembre in occasione del Terzo Forum di alto livello delle Nazioni Uniti sulle malattie non trasmissibili, che si prepara a colpire gli alimenti che contengono zuccheri, grassi e sale chiedendo di riformulare le ricette e di predisporre apposite etichette nutrizionali.
 
Il tema è stato affrontato anche nell’incontro di ieri tra il premier Giuseppe Conte e il direttore generale dell'Oms Tedros Adhanom Ghebreyesus. “Occorre agire in fretta per evitare questo affronto al Made in Italy agroalimentare che fonda il suo successo su prodotti dalle tradizioni plurisecolari trasmesse da generazioni di agricoltori che si sono impegnati per mantenere le caratteristiche inalterate nel tempo. Un patrimonio che è alla base della dieta mediterranea che ha consentito all’Italia di conquistare con ben il 7% della popolazione, il primato della percentuale più alta di ultraottantenni in Europa davanti a Grecia e Spagna ma anche una speranza di vita che è tra le più alte a livello mondiale ed è pari a 80,6 per gli uomini e a 85 per le donne”.
Un ruolo importante per la salute che è stato riconosciuto anche con l’iscrizione della dieta mediterranea nella lista del patrimonio culturale immateriale dell’umanità dell’Unesco il 16 novembre 2010.

Il rischio – denuncia la Coldiretti lariana – “è che vengano promossi in tutto il mondo sistemi di informazione visiva come quello adottato in Cile dove si è già iniziato a marchiare con il bollino nero, sconsigliandone di fatto l’acquisto, prodotti come il Parmigiano, il Gorgonzola, il prosciutto e, addirittura, gli gnocchi. O come il caso dell’etichetta a semaforo adottata in Gran Bretagna che finiscono per escludere nella dieta alimenti sani e naturali che da secoli sono presenti sulle tavole per favorire prodotti artificiali di cui in alcuni casi non è nota neanche la ricetta”.
 
Vengono infatti promossi con il semaforo verde cibi spazzatura con edulcoranti al posto dello zucchero e bocciati i veri “elisir di lunga vita” come l’olio extravergine di oliva considerato il simbolo della dieta mediterranea, ma anche i principali formaggi e salumi italiani.
Ad essere discriminati con quasi l’85% in valore del Made in Italy a denominazione di origine (Dop) che la l’Unione Europea e le stesse istituzioni internazionali dovrebbero invece tutelare.
L’etichetta a semaforo inglese invece indica con i bollini rosso, giallo o verde il contenuto di nutrienti critici per la salute come grassi, sali e zuccheri, ma non basandosi sulle quantità effettivamente consumate, bensì solo sulla generica presenza di un certo tipo di sostanze, porta a conclusioni fuorvianti come il ‘Nutri-score’ francese che a differenza classifica gli alimenti con cinque colori secondo il loro contenuto di ingredienti considerati “cattivi”’ (grassi, zuccheri) ma anche buoni” (fibre, frutta, verdura).

Conclude Trezzi: “Il bisogno di informazioni del consumatore sui contenuti nutrizionali deve essere soddisfatto nella maniera più completa e dettagliata, ma anche con chiarezza, a partire dalla necessità di usare segnali univoci e inequivocabili per certificare le informazioni più rilevanti per i cittadini mentre sistemi troppo semplificati cercano di condizionare in modo ingannevole la scelta del consumatore. Da sempre sosteniamo la necessità dell’etichettatura obbligatoria d’origine per tutti i prodotti alimentari, in modo da garantire i cittadini sulla provenienza delle materie prime e dar loro la possibilità di scegliere, con un prodotto italiano, il valore aggiunto di rintracciabilità, sicurezza e tradizione”.

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