Il ritorno delle castagne nei boschi lariani dopo il flagello del cinipide: la lotta biologica fa raddoppiare la produzione in alcune aree
La castanicoltura per secoli ha rappresentato un’importante fonte di reddito rurale per le terre alte delle province di Como e Lecco
Anno dopo anno, le castagne tornano nei boschi lariani. La lotta al cinipide galligeno produce risultati sempre più incoraggianti e, nei boschi delle province di Como e Lecco, le stagioni di raccolta stanno progressivamente tornando alla normalità: in alcune aree dell’alto lago, addirittura, la produzione è raddoppiata rispetto al 2015.
Una buona notizia nel pieno dell’autunno 2016, soprattutto in rapporto a quanto sta accadendo in altre aree d’Italia, dove la produzione vede un crollo preoccupante (a partire dalla Campania, che è la prima regione produttrice).
“Ciò che fino a qualche anno fa sembrava perduto, oggi rinasce, proprio grazie al piano di lotta contro l’insetto nocivo (il cinipide galligeno) che ormai da qualche anno infesta i boschi del nord Italia, dalle Alpi alla pianura” riflettono Fortunato Trezzi e Raffaello Betti, presidente e direttore di Coldiretti Como-Lecco.
“Contro di esso è stato introdotto l’antagonista naturale, Toryumus sinensis, e gli equilibri si stanno ricostituendo in tutte le aree dove i ‘lanci’ dell’insetto sono stati effettuati, a partire proprio dalle province del Nord Ovest italiano”.
Il “Cinipide galligeno” è arrivato dall’oriente ed è stato scoperto per la prima volta nel 2006 divenendo endemico in appena quattro anni (tra il 2010 e il 2011).
“La raccolta entrerà nel vivo in questi giorni” commenta Dario Piazzi, di Dosso del Liro. Il suo agriturismo è circondato dai castagneti; con le castagne si preparano piatti classici come il risotto e, ovviamente, molti dolci. “Sì, le castagne ci sono, e belle grosse. Stimiamo una produzione doppia a quella dello scorso anno, il primo che ha visto una ripresa dopo l’avvento del cinipide e dopo gli anni difficili in cui non si è raccolto nulla”.
La castanicoltura è una pratica agricola di origini molto antiche, che per molti secoli ha rappresentato un’importante fonte di reddito per l’economia dell’intera area lariana: anche Marco Ciappa ha un agriturismo a Gravedona e Uniti e conferma l’annata positiva, che gli consentirà di promuovere buone confetture: “Gli anni più duri sono stati il 2012, 2013 e 2014, nella passata stagione è iniziata la ripresa e quest’anno c’è stato, finalmente, il ritorno di un buon raccolto”.
Questi alberi sono sempre stati preziosi per un’economia locale “allargata” a più settori. Oltre a segnare il paesaggio boschivo, diedero impulso ad attività diverse come il commercio del legno, la realizzazione di edifici o la nascita di tradizioni agroalimentari ed enogastronomiche tramandate fino a oggi.
Tradizionalmente, la sua coltivazione avviene con l’impianto di esemplari a distanza uno dall’altro, spesso sui cosiddetti “prati magri” o nel bosco di coltura. A livello agroalimentare, le castagne hanno tradizioni di consumo molto antiche: tradizionale è la minestra di cereali (successivamente, riso), latte e castagne, possono in ogni caso essere arrostite, lessate, utilizzate per produrre farina o come base di diversi dolci.
E’ possibile conservare le castagne anche per molti mesi grazie all’essiccazione (operazione un tempo praticata anche a livello “casalingo” utilizzando le canne fumarie dei camini).