LATTE: -33,5% DELLE STALLE IN LOMBARDIA IERI A ROMA ANCHE GLI ALLEVATORI LARIANI CONTRO I FORMAGGI FATTI CON LA POLVERE
Meno 33,5% delle stalle da latte in Lombardia negli ultimi dieci anni (e la percentuale sale ad oltre il 36% in provincia di Lecco) a causa della crisi e delle importazioni di prodotti dall’estero. Il dato emerge da un’analisi di Coldiretti Lombardia diffusa in occasione della manifestazione che ieri ha portato piazza Montecitorio a Roma allevatori, mastri casari e cittadini – nutrita la delegazione partita da Como e Lecco - per difendere la legge n.138 dell’11 aprile del 1974 che da oltre 40 anni garantisce all’Italia primati a livello internazionale nella produzione casearia anche grazie al divieto all’utilizzo della polvere al posto del latte. Il superamento di questa norma provocherebbe l’abbassamento della qualità, l’omologazione dei sapori, un maggior rischio di frodi e la perdita di quella distintività che solo il latte fresco con le sue proprietà organolettiche e nutrizionali assicura ai formaggi, yogurt e latticini Made in Italy.
Intanto il sistema produttivo regionale ha perso 2.936 allevamenti da latte in dieci anni, visto che si è passati dagli 8.761 del 2003/2004 ai 5.825 del 2014/2015. Il record negativo spetta a Sondrio che sfiora un taglio del 49 per cento, mentre la provincia che sembra aver resistito meglio è Como con una diminuzione del 16,8 per cento, anche se nel decennio si sono perse ben 38 stalle. Nelle zone di pianura, ossia in quelle dove si concentra la maggiore produzione di latte, il calo delle aziende si mantiene sotto la media regionale, ad eccezione di Mantova che perdendo 566 stalle fa registrate un meno 36,1 per cento nell’ultimo decennio.
“Stiamo vivendo una fase di acuta ristrutturazione del sistema produttivo alla quale si sono aggiunti la crisi economica che dal 2008 sta stringendo il nostro Paese in una morsa e il crollo del prezzo del latte alla stalla per il quale oggi gli allevatori prendono anche meno di 36 centesimi al litro, un valore che non basta neppure a comprare un caffè al bar” afferma Fortunato Trezzi, presidente di Coldiretti Como-Lecco.
“Rispetto alla scorso anno – aggiunge il direttore interprovinciale dell’organizzazione agricola, Francesco Renzoni – la caduta delle quotazioni, causata dalle importazioni di latte e semilavorati dall’estero, ha creato un buco di quasi 200 milioni di euro nel sistema zootecnico regionale”.
E sarebbe stato anche peggio “se non avessimo avuto almeno la metà del latte valorizzato grazie al circuito del Grana Padano e degli altri formaggi Dop” afferma Ettore Prandini, presidente di Coldiretti Lombardia. “Per i prodotti caseari che non sono a denominazione di origine protetta, come ad esempio la maggior parte delle mozzarelle e dei formaggi freschi, invece la legge non impone l’utilizzo di materia prima italiana e non impone neppure l’indicazione in etichetta dell’origine del latte utilizzato, che molto spesso viene importato dall’estero”. Infatti sono stranieri 3 cartoni su 4 di latte a lunga conservazione e la metà di tutte le mozzarelle vendute in Italia.
Con il via libera alle polveri – spiega la Coldiretti Lombardia – sarebbero quindi a rischio anche i formaggi tipici tradizionali lombardi presenti in ogni provincia e a volte su più territori: 14 a Como, 15 a Lecco, 24 a Bergamo, 29 a Brescia, 8 a Lodi, 7 a Cremona, 5 a Monza, 5 a Milano, 5 Mantova, 8 a Pavia, 18 a Sondrio, 13 a Varese.