COMO, SUL “CASO PICCIONI” COLDIRETTI SOSTIENE L’AZIONE DELLA PROVINCIA: “SCELTA CHE AFFRONTA IL PROBLEMA SENZA IPOCRISIE”
“La questione piccioni è seria, e non va né sottovalutata né ridicolizzata. Non abbiamo difficoltà a definire intelligente ed utile l’iniziativa dell’assessore Colombo che ha avuto il coraggio di prendere una decisione impopolare ma, allo stesso tempo, assolutamente necessaria per risolvere un problema che si trascina da troppi anni”.
La posizione di Coldiretti in merito al piano provinciale riguardante il contenimento dei piccioni è espressa dal presidente della Federazione di Como-Lecco, Fortunato Trezzi. Che precisa: “La questione è seria e gli interventi “leggeri” sinora tentati non hanno prodotto alcun risultato: ora è giusto avere il coraggio di agire senza ipocrisie e senza nascondere l’esistenza di un problema reale, che mette a rischio l’operatività delle imprese agricole del comasco e la stessa salute dei cittadini”.
Il danno, precisa Trezzi, si ribalta anche su altri ambiti: “Uno è quello sanitario: i piccioni sono portatori di coccidiosi ed altre malattie virali, rischiano di sporcare gli alimenti per i bovini che le imprese debbono poi buttare. Inoltre, arrivano persino a provocare danni a quanti hanno investito ingenti somme di denaro per dotarsi di pannelli fotovoltaici, posandosi sopra di essi e rendendoli inefficaci alla produzione di energia solare”.
Francesco Renzoni, direttore della Coldiretti Interprovinciale: “L’abbattimento è una soluzione estrema che a qualcuno può sembrare contraddittoria. Purtroppo dobbiamo avere l’onestà intellettuale di riconoscerne l’opportunità, anche in termini di riequilibrio di un ecosistema che, ora, appare completamente sovvertito. Le stesse soluzioni di allontanamento dei piccioni sono apparse del tutto inefficaci: scacciare i volatili da un terreno agricolo significa, nei fatti, spostare il problema solo in un altro campo. Peraltro solo momentaneamente”.
Ad essere colpite, come detto, sono centinaia di imprese agricole, in particolare quelle che producono soia: emblematico è il caso di Carlo Benzoni, che a Lomazzo si è trovato addirittura costretto a modificare l’indirizzo produttivo della sua impresa agricola: “Non semino più soia da due anni, per forza di cose ho dovuto convertire l’azienda alla produzione di mais.
La situazione è insostenibile, parlo a nome mio e di tutti gli imprenditori agricoli che conosco e condividono lo stesso problema: i campi seminati vengono subito assaliti dai volatili, che non riusciamo a scacciare se non presidiando noi stessi gli appezzamenti.
Ma è ovvio che si tratta di una soluzione assurda e impraticabile: io stesso cosa posso fare quando su un appezzamento di 3 mila metri quadri calano in massa 300 piccioni o più?”.
Ancora il presidente Trezzi sottolinea come “il problema sia in realtà diffuso in ampie aree del territorio lombardo, così come mi è stato confermato dai colleghi imprenditori agricoli delle altre province vicine. A Como c’è chi si è preso la responsabilità di intervenire e non va lasciato solo. La difesa della natura passa attraverso un sistema di tutela degli equilibri: un sistema in cui l’agricoltura ha un ruolo fondamentale e che, se viene sovvertito, ha effetti pesanti per tutti“.