10 Ottobre 2012
COLDIRETTI: “CONTRO I CINGHIALI NON SERVONO I LUPI, BENSI’ L’IMPEGNO DELLE ISTITUZIONI AD UN CONFRONTO SERIO”

COLDIRETTI: “CONTRO I CINGHIALI NON SERVONO I LUPI, BENSI’ L’IMPEGNO DELLE ISTITUZIONI AD UN CONFRONTO SERIO”                                                  
Cappuccetto Rosso? Stia lontano dalla provincia di Como. I tranquilli boschi lariani, potrebbero infatti riservarle brutte sorprese se si dovesse dar credito alla tesi, ribadita dal responsabile del servizio Caccia dell’Ente Provincia Marco Testa, secondo cui, per contrastare il fenomeno dei cinghiali, “gli unici a poter prendere il posto dei cacciatori sarebbero i branchi di lupi, veri nemici del cinghiale”. Per fortuna, lo stesso dirigente (sempre dalle pagine del quotidiano “La Provincia” di oggi) riconosce l’opzione come “non desiderabile”.
Precisazione che fa comprenderne l’uso per paradosso e tirare a molti un sospiro di sollievo (in primis a Cappuccetto Rosso e alla nonna, ovviamente, ma anche agli allevatori preoccupati per le loro greggi che svolgono un’importante azione di presidio del territorio e che non hanno gradito la battuta intasando in mattinata il centralino dell’associazione per protestare).
Purtroppo, però, ancora un volta, Coldiretti non può non registrare “che l’approccio di partenza appaia insufficiente da parte della Pubblica Amministrazione, che già nella premessa ammette l’impossibilità di azioni radicali che, nel tempo, vadano ad eliminare il fenomeno, quando invece si ritiene di non doversi dare per vinti, ma intervenire tempestivamente.
E anche sulle stime dei danni rese note dall’ente, l’organizzazione agricola ha molto da ridire, come sottolineano il presidente Fortunato Trezzi e il direttore Francesco Renzoni: “Quando avremo il consuntivo completo dei danni per il 2012, il problema sarà evidente in tutta la sua drammaticità: intanto, è oggettivo l’aumento di domande e segnalazioni danni nella fascia prealpina e non solo, così come la forte crescita – riconosciuta anche dalle dichiarazioni del dottor Testa – dell’entità economica delle devastazioni rispetto al 2011: ad essere sotto attacco degli ungulati sono i prati e i pascoli, in particolare in Valle d’Intelvi e nell’area dell’intero triangolo lariano, in Valsolda, in Val Menaggio, Val Rezzo, Val Cavargna e, più in generale, nell’intera zona dell’Alto Lago”.

“Ribadiamo – prosegue Renzoni – che le valutazioni sull’emergenza e l’importanza del problema non devono basarsi sugli importi dei risarcimenti stimati perizialmente  perché il danno reale è molto più alto. I rimborsi sono dovuti ma che non risolvono il problema: spesso, infatti ci si dimentica del diritto naturale degli imprenditori agricoli a “raccogliere il frutto del proprio lavoro” e, cosa non secondaria, del fatto che il fieno in parte rovinato – e non pagato alle imprese – può essere impiegato dalle stesse, di fatto, solo come lettiera per il bestiame e non per l’alimentazione dei bovini, essendo irrimediabilmente mischiato alla terra rivoltata dagli ungulati e il ripristino delle cotiche erbose buttate all’aria dagli animali richiede lavoro, spese e tempi lunghi per il ritorno in produzione”.
Trezzi e Renzoni hanno firmato questa mattina una lettera subito partita all’indirizzo del Commissario della Provincia di Como per chiedere “un incontro urgente che stabilisca le tappe concrete per risolvere il problema”: “Soluzioni – dicono ancora il presidente e il direttore - che non possono certo limitarsi alle governe di cui fa menzione Testa nell’articolo e che, in verità non convincono troppo chi, come gli agricoltori, conosce il problema: va dunque precisato che, come Coldiretti, siamo attenti ad ogni strategia praticabile, ma senza sposarne una in particolare che vada ad escludere metodi più efficaci. E, purtroppo, per eliminare il problema serve un’attenta azione di telecontrollo, che coinvolga, se necessario, anche i cacciatori, ma che, soprattutto, risponda tempestivamente alle segnalazioni delle imprese”.

Come concludono Trezzi e Renzoni, “siamo disponibili a collaborare con tutti: il ruolo del commissario e del dottor Testa sono imprescindibili per l’avvio di un dialogo che, con vera volontà, porti ad una soluzione del problema. Parliamoci direttamente, programmiamo, discutiamo ma, alla fine, creiamo qualcosa di positivo e risolutorio per risolvere il problema.
Non ci interessa fare numeri, ci interessano il futuro delle imprese e la sicurezza per i cittadini”.

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